giovedì 13 agosto 2015

Giorno 10

Il tempo.
Il tempo aggiusta ogni cosa.
Devo saper aspettare.
Rabbia, delusione, rancore, mancanza.
Tutto sbiadisce nel passare del tempo.
Mi concentro sul bello.
Sulle esperienze positive.

Per vivere bene, è necessario saper trarre dalle proprie esperienze energie e risorse positive.
I sentimenti negativi vanno affrontati, vissuti, osservati, lasciati esaurire.
E da lì, trarre molto egoisticamente ciò che ci serve per vivere bene e con nuovo entusiasmo.

No. Non è facile.
Ma basta lasciar passare il tempo.

mercoledì 12 agosto 2015

Giorno 9

Le persone che conosciamo si dividono in due gruppi: quelle che ci sono e quelle che non ci sono.
Alle volte facciamo confusione, pensiamo che qualcuno che ci dovrebbe essere non c'è e ci stupiamo che qualcuno che apparentemente non ha motivo di esserci c'è.
Ma poi alla fine tutto torna a posto.
Le vicende della vita accadono.

E chi c'era davvero, c'è ancora.

martedì 11 agosto 2015

Giorno 8

È passata una settimana. E sono sopravvissuta. Anzi, direi che sono vissuta.

Riflettevo su un aspetto interessante di cui leggevo giorni fa: "Ogni 'like' su Facebook, posto su una nostra foto o su un commento, equivale quasi a un piccolo orgasmo. Secondo uno studio condotto dall'Università del North Carolina, ogni volta che riceviamo un 'Mi Piace', infatti, il nostro organismo rilascia una piccola scarica di dopamina, il neurotrasmettitore che viene coinvolto nei fenomeni di dipendenza e anche nel piacere sessuale."

A parte l'involontaria comicità suscitata dall'associazione di idee con i fantomatici studi di improbabili università del Massachussets e del Nebraska, il fatto che ogni "mi piace" generi in noi una reazione simile al piacere sessuale mi ha fatto riflettere.

I post di Facebook sono le seghe (mentali) del terzo millennio.
Gli utenti incalliti di Facebook altro non sono che onanisti digitali.

Meditavo oggi sulla necessità di accompagnare il distacco da Facebook con un palliativo.
Potrei scegliere tra: alcolismo domestico solitario, assunzione smodata di caffeina, dipendenza da whatsapp, bulimia, sesso, droga o rock'n'roll.



Ho scelto.
Unite i puntini e avrete la risposta!

lunedì 10 agosto 2015

Giorno 7

Oggi mi girano. Ma ho il ciclo e quindi non vale.

Alcune considerazioni, così come mi vengono.

Se sparisci e qualcuno non ti cerca, nel 99% dei casi è perché semplicemente non gli frega di cercarti.
Nel restante 1% dei casi, non si è manco accorto che sei sparito.
Il resto sono balle. Balle che raccontiamo a noi stessi, perché in quel momento ci piace credere che siano vere.

Facebook, per la gran parte, sono chiacchiere. Parole. Balle.
Balle che raccontiamo agli altri e a noi stessi. Per sentirci più forti, per sentirci meno soli.
Il punto è questo: Facebook tampona la noia, allevia la solitudine. Ma gira e rigira, il centro è quello: la solitudine.

Facebook fornisce guadagni facili. Come un casinò. Nel giro di pochi minuti puoi guadagnare milioni. Nel giro di pochi minuti puoi perdere tutto. E anche di più.

Il trucco è essere furbi, egoisti e cinici. Butto delle fiches sul piatto. Provo. O vinco o punto di nuovo o cambio tavolo. Quando inizio a vincere, mi prendo tutto quello che riesco, tutto quello di cui ho bisogno. E anche di più. Quando inizio a perdere, devo avere la forza di smettere. Ci sono i giocatori più esperti che sanno smettere e cambiare tavolo, restando sempre all'interno del casinò. Ci sono giocatori più ingenui che, per salvarsi, devono uscire e chiudere bene la porta.

Io sono ingenua.
Ho preso quel che volevo.
Ho tentato di essere gelida e calcolatrice, ma non ce l'ho fatta.
Quando ho capito che il conto poteva essere alto, sono uscita dal casinò, ho chiuso la porta e gettato la chiave.

Il tempo. Il tempo è la soluzione. Il tempo sbiadisce le parole, fa dimenticare le chiacchiere.


NOTA IMPORTANTE: Ieri, per la prima volta dopo mesi, sono andata in bagno leggendo Topolino, anziché smanettando sul cellulare. Tutta un'altra cosa!

domenica 9 agosto 2015

Giorno 6

Avevo in mente molte cose e molti interessanti ragionamenti, alcuni dei quali mi hanno tenuta sveglia dalle 6.17 fino al suono della sveglia.
Ad esempio sulla possibilità che, su Facebook, si possano creare dei veri e tangibili rapporti tra persone. Oppure sulle motivazioni che spingono le persone a cercare l'attenzione degli altri (solitudine? narcisismo? insicurezza? voglia di potere?).

Ma poi mia figlia piccola mi ha chiamato dal suo lettino. L'ho presa in braccio e ho sentito il suo corpo calduccio appoggiarsi al mio e abbandonarsi completamente, mentre mi diceva "Oh mami...".

E ho pensato che, al di là di tutto, sentire il corpo nudo di mia figlia adagiato sulla mia spalla nuda, sia una delle cose più belle del mondo.

E fanculo a tutto il resto.

sabato 8 agosto 2015

Giorno 5

Lo ammetto: mi manca. Lo ammetto: anch’io mettevo le foto in bianco e nero in controluce per farmi dire che sono figa. È qua il punto: è piuttosto facile sentirsi fighe se qualcuno ce lo dice quotidianamente. È piuttosto difficile invece sentirsi fighe quando nessuno ce lo dice.
Io ci provo. E mi pare di essere già sulla buona strada.
Ci ho messo circa 36 anni per arrivarci, ma sono finalmente giunta al punto in cui so esattamente quanto valgo e, soprattutto, so che valgo indipendentemente da ciò che pensano o mi dicono gli altri.
Ci stavo arrivando già qualche mese fa. Mi mancavano solo delle piccole, ultime, conferme.
Adesso sono arrivata.
Mi guardo allo specchio e mi vedo bella. Sono totalmente a mio agio nel mio corpo. Riesco a mostrarmi completamente nuda ad un uomo, senza pensare alla cellulite e al seno inesistente, ma godendo soltanto della bellezza di quel momento e dell’intensità dello sguardo di chi mi guarda.
Non mi sento vanitosa, né presuntuosa. Semplicemente mi sento bene. BENE.
È una sensazione meravigliosa che auguro di poter provare, prima o poi, a tutti.

Sì, perché l’appagamento di un like alla tua foto ritoccata e sfumata dura pochi minuti, al massimo una giornata. L’appagamento di sentirti bene nel tuo corpo è, invece, qualcosa che dura e resiste nel tempo. E che, soprattutto, non dipende da nessun altro, ma solo da te. Ritorniamo quindi allo stesso punto: riappropriarsi dei propri stati d’animo, senza più metterli in balia di qualcuno che, al di là dello schermo, può decidere se farti sentire bella o brutta con una semplice frase, buttata lì distrattamente, magari mentre legge le mail e consulta le previsioni del tempo.


(Ecco: solo 5 giorni e già stiamo virando verso i pensieri positivi.)

venerdì 7 agosto 2015

Giorno 4

È la prima mattina che mi sveglio e faccio il caffè senza prima controllare lo smartphone. Ieri ho discusso con un amico (un amico vero, in carne e ossa). Ho giocato con le mie figlie. Ho avuto più tempo di stare con mio marito. Sì, anche per fare quello. Sì.
Sto pensando che è come stare su una barca. Si guarda la riva che pian piano si allontana, mi prende un po’ di nostalgia. Verso quel mondo facile, colorato, chiassoso, dove basta condividere un link o una foto per sentirsi appagati da 25 like di amici di cui, per la maggior parte, non me ne frega granché. Però così è facile. Clic. Figo. Clic. Bello. Clic. Mi pensa. Clic. Sono simpatica. Clic. Sono brava. Ma poi guardo la riva allontanarsi e tutto diventa via via più piccolo. E meno importante.
Istintivamente penso che l’obiettivo è quello di arrivare al punto in cui tutto ciò sarà per me insignificante. Ma in realtà anche porsi un obiettivo è sbagliato, in quanto prevede una certa dose di stress e di ansia.
E io adesso voglio solo galleggiare, lasciarmi trasportare dalla corrente, sentire lo s’cif s’ciaf delle onde sullo scafo.
Tutto diventa più piccolo, sono là, ad affannarsi per modificare una foto in cui sembrare più magre, a pubblicare post per stupire e attirare l’attenzione altrui, in attesa di una risposta in una chat che non arriva, piccole formichine instancabili.

E sento un’improvvisa, quanto appagante, sensazione di leggerezza.